martedì 10 giugno 2008

UNA STORIA D'AMORE

Erano ormai dodici anni che KIPLING viveva nel sudest asiatico, era scappato lasciando moglie e figli e uno stipendio da stenti, viveva in parte di espedienti barattando le poche cose che raccimolava o che rubava ai suoi connazionali .
Credo avesse una quarantina d’anni quando arrivò con la voglia di chi giunge e l’incoscienza di chi non sa. Si era da subito stabilito lungo il Mekong su una misera barca galleggiante ed aveva per vicini povera gente come lui.
PHUONG gli abitava quasi vicino, forse quaranta barche dopo, aveva 22 anni, occhi a mandorla, un vestitino leggero di seta che a volte, complice il vento del Mekong, faceva intravedere la sua pelle bianca. Phuong non aveva mai conosciuto un occidentale da vicino, i suoi ricordi erano legati alla fuga degli americani da Saigon. Ma erano comunque ricordi sbiaditi dal tempo e dalla sua tenera età. La famiglia di Phuong ora viveva alla foce del Mekong nei pressi di Can Tho.
Kipling come ogni mattina e senza fretta metteva insieme i pochi vestiti che aveva ed usciva incontro alla giornata, il suo essere trasandato, mal vestito, scapigliato lo metteva al centro dell’attenzione e del beffeggiamento dei passanti.
Kipling non ci badava. Imperterrito continuava sulla sua strada consapevole e speranzoso che Phuong non badasse al suo aspetto esteriore, ma che invece, si fosse accontentata della sua anima.
Già, la sua anima.
Phuong era bella, veramente bella, promessa sposa già a dodici anni era giunta ai 22 perché la sua famiglia non era ancora riuscita a mettere insieme la dote. Lei stessa se ne rallegrava perché il suo promesso sposo non le piaceva, e dentro di se forse sperava in qualcosa di migliore, magari un occidentale che la portasse a vivere in America.
Kliping che era scappato dall’America amava Phuong che voleva scappare in America.
L’eterna contraddizione di chi ama e di chi non ama.
Quel giorno Kipling si era vestito meglio del solito, per quel poco che poteva fare, si era rasato e aveva dato una parvenza di compostezza ai suoi pochi capelli, aveva anche preso lungo la strada dei sigari e dei fiori che aveva involtati alla bene e meglio. Aveva attraversato la strada incolume ai soliti beffeggiamneti e si era diretto quaranta barche dopo.
Kipling salutò il padre di Phuong e regalò i fiori alla madre, si sedette e chiese la mano di Phuong. L’uomo vestito in un pigiama nero non parlò, non esternò nulla. Più in la, di lato il vecchio nonno eroe di guerra e altri parenti
Era usanza anche tra povera gente offrire da bere e il padre di Phuong prese del whisky di riso fatto in casa e a turno riempì i bicchieri; il nonno era l’unico che invece esternava aria di disapprovazione e di sfida. Lui eroe di guerra, prima contro i Giapponesi poi contro i Francesi e infine contro gli Yankee continuava a buttare giù del whisky del Mekong e con aria di sfida pensava dentro di se:
di tipi come te ne ho ammazzati parecchi, adesso vediamo se sai bere.
La proposta di matrimonio non fu accettata e cordialmente Kipling fu accompagnato all’esterno.
Il Mekong continuava a scorrere e la gente a trafficare le vie, nulla era cambiato rispetto a un’ora prima. Kipling attraversò nuovamente la strada e si diresse quaranta barche dopo, apri la porta della sua casa e si versò dell’altro whisky di riso. Il ventilatore al soffitto disegnava strane figure con il fumo del sigaro.

3 commenti:

info ha detto...

scusa ma che senso ha questo racconto??????
cosa succede dopo?
ha chiesto la mano e gli è stato detto di no ok, ma....
e quindi??????

Anonimo ha detto...

devi finire il racconto vero? dai scrivi il finale, non ci lasciare a meta' dell'opera. ma le scrivi tu queste cose? non male

Il Nichilista ha detto...

ok visto che il finale non vi è piaciuto vi metto un altro finale.